Antologia della Sirena, 2017

Alma Mater - Bologna

Quando brillava il vespero vermiglio,
e il cipresso pareva oro, oro fino,
la madre disse al piccoletto figlio:
Così fatto è lassù tutto un giardino.
Il bimbo dorme, e sogna i rami d’oro,
gli alberi d’oro, le foreste d’oro;
mentre il cipresso nella notte nera
scagliasi al vento, piange alla bufera.


Giovanni Pascoli, Fides, in Myricæ

 

Bologna la vecchia signora, Bologna la dotta; fianchi morbidi e civiltà dell’ospitalità è sede dell’ateneo più antico del mondo occidentale, luogo per la trasmissione del sapere. È nutrice che educa accogliendo i propri figli in uno spazio aperto, come l’anfiteatro rappresentato nel terzo anello della struttura in ferro di quest’opera. L’architettura in costruzione riprende la forma del guardinfante, l’impalcatura che sosteneva anticamente gli abiti per proteggere il bambino in grembo.

 

Approdo - Ravenna

“Quando, nell'ora del tramonto, si ritorna dal mare per il canale navigabile verso Ravenna, davanti ai nostri occhi si apre uno spettacolo grandioso. Il canale è lungo undici chilometri. Vi sboccano le piallasse e quelle larghe vene senza rive, d'un turchino intensissimo, che alimentano il porto. A sinistra gli stazzi, vecchi pini sparsi, rinfiancati da tutta una nuova genitura fiorente; dall'altra parte la massa della pineta di San Vitale, coi tronchi purpurei incendiati dal sole; laggiù in fondo oltre la darsena, Ravenna che innalza le sue torri campanarie da cui giunge la voce della preghiera. Il paesaggio sembra la fine d'un mondo, ed è invece una rinascita”.

in Ravenna, Santi Muratori, storico direttore della Bibblioteca Classense, 1932

Il porto di Ravenna non si apre sul mare in un'insenatura naturale: l'operosità dell'uomo ha portato alla costruzione di un lungo canale che tocca la campagna, la pineta, le paludi; Ravenna ingloba il mare nella propria terra, facendolo arrivare a sé. La sua posizione strategica, raggiungibile solo via mare perché circondata da terreni paludosi, la resero avamposto per le flotte dell'Impero Romano, e crocevia di navigazione e commercio con l'Oriente. L'opera raffigura lavoratori portuali e marittimi in pausa su un molo circolare che racchiude il mare.

Arsenale - Monfalcone

“Quale ne l’arzanà de’ Viniziani
bolle l’inverno la tenace pece
a rimpalmare i legni lor non sani,
ché navicar non ponno - in quella vece
chi fa suo legno novo e chi ristoppa
le coste a quel che più viaggi fece;
chi ribatte da proda e chi da poppa;
altri fa remi e altri volge sarte;
chi terzeruolo e artimon rintoppa;
tal, non per foco, ma per divin'arte, [...]”


Inferno, canto XXI v. 7-16

 

Come Vulcano nella propria fucina fondeva la materia e faceva tuonare il terreno soprastante, cosi l'arsenale è una presenza forte che fa girare l'economia attorno alla costruzione navale e alla navigazione. In quest'opera, le lamiere d'acciaio ricordano la costruzione non-finita di uno scafo.

 

Cambio Scena – Parma

“12 Maggio [1846]: Nabucco (second’opera di ripiego). Parole di Temistocle Solera, musiche del M° Giuseppe Verdi.
Esito. [...] Le scene, dipinte dal nostro ingegnosissimo Magnani, gli attrezzi, e gli abiti, l’esecuzione dell’Orchestra rendettero veramente degno delle nostre scene un tale spettacolo, che ottenne per ciò esito fortunatissimo. L’incasso fu di lire 1174,90”


Tratto dal “Diario del teatro Ducale di Parma dell’anno 1843”, compilato dal Portiere al Palco Scenico Alessandro Stocchi

Parma è la città della Musica che ha dato i natali ad Arturo Toscanini e Giuseppe Verdi e rappresenta una delle più importanti sedi della cultura operistica. Oltre il sipario del Teatro Regio, vanno in scena opere liriche dall’inizio dell’800 ed è luogo di riferimento internazionale per la cultura musicale in tutte le sue espressioni. Gli artisti che si esibiscono sul palco condividono il successo con le maestranze al lavoro dietro le quinte. Questa scultura raffigura operai in pausa pranzo seduti sulla trave di una graticcia dietro al palcoscenico, attrezzisti pronti a muovere scenografie e calare effetti scenici.

Chicco Ducale – Parma

“Così ora parla il fratello giudizioso e l'ascoltano allegre, stupite,
la madre, l'Adelina, la serva giovane Amalia, sempre scollata nel petto
subito in faccende a preparare vivande
buone e abbondandi, e, in una bottiglietta, il vino
mischiato generosamente all'acqua—così ormai camminano
per la carraia indurita dalla siccità, e presto
entreranno sotto la cupola della gaggìe
sul terreno molle di foglie dell'anno passato,
per un bel tratto silenziosi, accompagnati
soltanto dal rumore dell'acqua”


Attilio Bertolucci, La camera da letto, 1984

 

I campi coltivati creano un'ampia distesa pianeggiante che si accende di oro nella stagione estiva; la raccolta riempie i granai ed avvia la filiera produttiva alimentare che rende il territorio parmense riconoscibile nel mondo come Food Valley. In quest'opera, gli operai in pausa pranzo siedono sulla struttura di un silo, a forma ottagonale come la pianta del Battistero di Parma. Questa architettura in costruzione rimanda all'abbondanza delle scorte e alla generosità della produzione alimentare che si coniuga con la naturale capacità ricettiva del territorio. I chicchi di grano sono ducali a ricordo del tempo in cui Parma era parte del Ducato degli Asburgo.

 

Ebbrezza – Imola

Nell'immaginario collettivo, la città di Imola è parte del mondo della velocità e condivide la passione per i motori della regione. Con l'autodromo dedicato ad un'icona riconoscibile dell'industria italiana, questa cittadina di provincia rientra nel circuito internazionale dei Grand Prix, che ne riconosce il valore culturale e l'importanza storica.
In quest'opera, l'ebbrezza della velocità su pista si associa per analogia al senso di vertigine dato dall'altezza del Rockefeller Center in costruzione, immagine di ispirazione della serie “Antologia della Sirena”. La scultura “Ebbrezza” presenta una struttura architettonica rettilinea, nella quale gli operai in pausa pranzo sono posizionati in modo ravvicinato sulle travi: l'insieme rievoca le fenditure del battistrada degli pneumatici, traccia metaforica di un territorio culla delle fuoriserie.

Idropraterie – Occhiobello

“Il mare assomiglia a un deserto azzurro, mentre il sole tenta timido scendere all’orizzonte. L’acqua sembra davvero immobile. Non so più dove sia la corrente del fiume. Si ha la sensazione che il Po prenda paura, che rimanga per un attimo immobile “sulla soglia della porta” prima di affrontare la vertigine dell’infinito”.

Guido Conti, Il grande fiume Po, 2012

L’ambiente selvaggio dal clima difficile del delta del Po è un paesaggio disteso in senso orizzontale e incanalato in argini, dove l’operosità dell’uomo ha sottratto terre al mare Adriatico e bonificato il territorio. Quest’area dalla bellezza scarna è caratterizzata da specchi d’acqua salmastra e lagune, popolata da uccelli acquatici stanziali e migratori, e dà di che vivere a una popolazione di frontiera, uomini capaci e pazienti che traggono nutrimento dal delta del fiume e restituiscono con la conservazione di un habitat umido fra i più importanti d’Europa.
Quest’opera è una visione panoramica sulle praterie e sulle vie d’acqua del territorio del Delta, attraversato da ponti che collegano le rive del fiume. Inquadra la figura umana proiettata su uno sfondo di linee che delimitano aree erbose, paludi e campi coltivati, a segnalare la presenza dell’uomo in un territorio che unisce caratteristiche insieme naturali e fortemente regolamentate.

 

Levante – Ravenna

“O città molto amata! Ho vagato lontano
Dalle isole circondate da onde della mia patria;
Ho visto il cupo mistero della Cupola
Sorgere lento dal triste cammino per la Campagna,
Ammantato dalla porpora regale del giorno:
Io dalla città della corona viola
Ho guardato il sole tramontare presso il colle di Corinto,
E ho tracciato le moltitudini di risate del mare
Dalle colline dell'Arcadia stellata di fiori;
Eppure a te torna il mio perfetto amore,
Come al suo nido della foresta la colomba della sera”.


Oscar Wilde, Ravenna, 1877

È un impero in piena espansione, oltre la linea del mare Adriatico verso Levante, quello che rende Ravenna avamposto del potere che si traferisce da Roma a Bisanzio, e la vede centro di un fervore artistico unico: gli edifici di culto propongono uno schema costruttivo della classicità greca, con l'ampia cupola a chiudere la pianta centrale a croce greca.
Così, in questa scultura, uomini intenti alla costruzione di una cupola siedono in pausa sul suo bordo e si stagliano sullo sfondo sferico come figure di un mosaico le cui sagome ripetute senza soluzione di continuità si dispongono a raggiera come in un sole.

Rebus - Arezzo

“…Era il mostro di origine divina, lion la testa, il petto capra, e drago la coda; e dalla bocca orrende vampe vomitava di foco: e nondimeno, col favor degli Dei, l’eroe la spense…”

Iliade, VI, 223-226

 

Costruita con strati differenti di sassi e pietre, e di origine etrusca, la Via dei Sette Ponti è il tratto dell’antica via romana Cassia Vetus che collega Arezzo a Firenze, segnata poi in età medievale da pievi romaniche. Ricorda una Chimera, quest'opera, concepita come una sintesi di differenti segni in una sorta di rebus, espande la triade degli elementi del territorio fonte d’ispirazione: il rosone delle chiese medievali negli anelli in ferro, i ponti con le sette arcate in essi ricavati, la criniera del mostro trimembre nella lavorazione del cilindro in lamiera della base.